Max Planck, Fraunhofer e i calci di rigore.

Max Planck, Fraunhofer e i calci di rigore.

keep-calm-and-viva-la-modestiaIl vizio di osservare chi è più bravo di me, ammirandolo e mai invidiandolo, non me lo toglierò mai. Mi affascinano quelli che sanno “fare le cose”; insomma sono un appassionato di buone pratiche e mi piace approfondirne la conoscenza. Sabato pomeriggio, per esempio, mi è capitato di ascoltare un programma a Radio 2 (non ricordo il titolo) dove alcuni esperti ospiti in studio tentavano di spiegare i motivi per cui l’industria tedesca fosse la più solida, quella che guadagna di più e dove gli operai stessi guadagnano di più. Certo le ragioni sono molteplici (storiche, politiche, economiche, di mercato, sindacali, sociali etc) come è giusto che sia quando si tratta una vicenda economica così complessa. Ma una cosa della quale non ero al corrente mi ha colpito positivamente: l’organizzazione del sistema della ricerca e dell’innovazione.

Potrei sbagliare qualche numero o arrotondarlo, perché a memoria non li ricordo tutti, ma in Germania funziona su per giù così.

Alla base c’è una società che si chiama Max Planck: un ente pubblico di ricerca scientifica fondato dai governi federali. Si tratta di oltre 100 scuole e strutture di ricerca diffuse sul territorio nazionale che, in collaborazione con l’università, producono autonomamente la ricerca di base.

Subentrano a questo punto gli istituti affiliati al Fraunhofer (il sistema tedesco che promuove e finanzia la ricerca applicata ai processi produttivi delle industrie: medicina, sicurezza, difesa, telecomunicazioni, energia, chimica etc). Questi istituti hanno oltre 20 mila dipendenti sparsi tra i vari centri di ricerca che godono di una grandissima autonomia e producono un bilancio di due miliardi di euro.

Come sono finanziati? Ogni 2 euro che ricevono dalle industrie per sviluppare ricerca e innovazione lo Stato ci mette sopra un altro euro. Insomma per il 70% sono finanziati dal privato e per il restante 30% dal pubblico. Gli istituti stessi fanno i contratti con le industrie e solo dopo averli stipulati lo Stato li sostiene coprendo 1/3 della spesa. È una formula imitatissima nel mondo perché in questo modo si evitano le cosiddette rendite di posizione, si promuove la collaborazione tra pubblico e privato, non si sprecano soldi inutilmente. Qualcuno potrebbe obiettare il fatto che in questo modo gli indirizzi della ricerca verrebbero determinati dal mercano. Ma non è così. L’esistenza dell’Ente Pubblico Max Planck garantisce la vita della ricerca di base svincolata dalle logiche economiche del profitto.

Insomma, amici miei, non sono mai stato esterofilo perché credo che noi italiani siamo i migliori a fare un sacco di cose. Lo credo veramente ma spesso - ancor più nell'ultimo periodo - sento venir meno la modestia che i migliori dovrebbero avere. Sento giudizi definitivi, affrettati e lapidari su ogni aspetto della vita politica o sociale. “Via dall'Europa, La Merkel è una culona, gli inglesi se ne stessero co’ la Regina, i Francesi sono antipatici, gli africani rimangano a casa loro, ci vorrebbe il pugno duro di Putin etc etc”. Stateme a sentì! Tiriamo un bel respiro, guardiamoci attorno e guardiamoci dentro con più attenzione che possiamo imparare un sacco di cose. Anche a battere i calci di rigore!

Al lavoro e allo studio.

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